lunedì 1 marzo 2010

Cercasi ramo disperatamente

Ho bisogno di un ramo. Che banalità, si direbbe. E invece mica tanto. Operazione facile per chi abita in campagna o nelle immediate vicinanze di essa, si apre la porta di casa, si attraversa il prato, il campo, la vigna, il bosco, si sceglie il ramo, lo si taglia e lo si porta in casa. Semplice. Un pelino più difficile per chi abita in città, come me, in una zona piuttosto verde, è vero, ma non propriamente accessibile a tutti come fosse un bosco del demanio o un campo coltivato che basta non ci sia il contadino nelle vicinanze per rubare le spighe di grano in estate. Le mie alternative si riducono ai giardini dei vicini, i quali probabilmente non gradirebbero molto una mia incursione con tanto di cesoie per potare un ramo dai loro alberi, e al parco pubblico davanti a casa, ricco di alberi ma anche di joggers, mamme con carrozzine e passeggini, ragazzetti a sbaciucchiarsi e persone anziane sedute sulle panchine, i quali non ci penserebbero un secondo a denunciarmi per atti vandalici ai beni della collettività. Fino a poco tempo fa avevo un vecchio amico da cui attingere in questo periodo dell'anno, ma l'idea adesso di tagliare un ramo al suo giovanissimo sostituto mi fa orrore, assolutamente impensabile, sarebbe come tagliare i primi riccoli setosi di un bambino piccolo, un vero sacrilegio. L’unica cosa che sono riuscita a tagliare è stato un fiore alla mia camelia bianca, che in questi ultimi due giorni è letteralmente esplosa e chi vuoi che si accorga che un boccio ha traslocato: l’ho portato in casa con me, a galleggiare in una coppetta di vetro per inondare la casa di primavera. Bellissimo. Ma questa è un’altra storia, il dilemma resta, dove caspita vado a procurarmi il ramo. Che poi mica può essere un ramo qualsiasi. La ricetta parla chiaro: ramo di albero da frutta, privo di foglie ma preferibilmente ingemmato. Mica posso rinunciare alla tradizione così, sui due piedi, e usare un tozzo ramo di platano o un salice triste e magrolino. Vabbè, qualcosa inventerò. Nel frattempo comincerò a tirare fuori gli altri ingredienti di questa tradizione nordica che ho fatto mia da diversi anni, nonostante da queste parti tutti mi prendano per matta. Di che ricetta si tratta? Ma dell'albero di Pasqua, of course!

6 commenti:

VerdeSalvia delle colline di Firenze ha detto...

Spett.le Ditta, con riferimento alla Preg. Vs. con la quale Vi dicevate alla disperata ricerca di Rami Uno, siamo lieti di mettere a Vs. disposizione il ns. vasto assortimento. La nostra azienda si pregia infatti di una ottina disponibilità di rami di susino, attualmente in piena gemmatura, e che ci siamo dimenticati di potare. Il Vs. intervento sarebbe quindi provvidenziale et auspicabile.
Con la speranza di incontrare il Vs. interesse, porgiamo i ns. più distinti saluti.
Premiata Ditta Verde & Salvia

chiara ha detto...

Ciao sono davvero curiosa di questa nuova tradizione, l'albero di Pasqua. quando troverai il ramo farai una foto?

PaolaFrancy ha detto...

uff ... qui i rami si sprecano ... vieni a fare un giro dalle mie parti???
dai, dai ... ti aspetto!
e aspetto una foto dell' albero di pasqua ... sono proprio curiosa!
ciao! paola

Marigio ha detto...

Allora pazza anch'io...perchè lo faccio ormai da alcuni anni.

mogliedaunavita ha detto...

lo faccio anche io con un ramo di cedro e ovette decorate. va meglio il babbo?

Gallinavecchia ha detto...

@ VerdeSalvia - grazie infinite per l'offerta Sister, se non rimedio nulla nei dintorni ti farò un fischio :)

@ Chiara e PaolaFrancy - appena arriverà il ramo arriverà anche la foto ;)

@ Marigio - allora voglio vedere una foto anche del tuo!

@ Mogliedaunavita - idem come sopra ;) Il babbo si è rimesso bene dall'intervento ma purtroppo ancora nessun miglioramento.

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