lunedì 13 febbraio 2012

Mica sei tanto malata

La malata è come il pesce, dopo tre giorni puzza. E se si tratta della mamma, o della moglie, ne bastano appena due. E benché dopo diversi giorni di rapporti intimi con termometro e tachipirina io non abbia certamente il profumo di una rosellina all’alba, sono sicura di non emanare neppure odori nauseabondi. No, il puzzo di pesce in oggetto è tutt’altra cosa. Sono gli sguardi di incredulità, gli sbuffi, le decine di uffa e i ripigliati che mi piovono addosso che mi fanno imbestialire. Le madri e le mogli non hanno il diritto di ammalarsi mai e se poi cotanta arroganza si manifesta proprio a cavallo del fine settimana dove il galletto si sente investito di gravosissimi compiti extra, quali preparare del cibo, sparecchiare la tavola o aiutare la pulcina a fare una ricerca, spalancati cielo che disgrazia. Se poi la malata, povera ingenua, si fa beccare mentre a letto, invece di esalare affannosi respiri febbricitanti con gli occhi arrovesciati, sta guardando placida un film o legge un libro, oppure se durante il percorso dalla camera al bagno si sofferma a staccare un fiore secco ad una pianta, ecco che partono subito le dolci, inestimabili parole: ma allora non sei mica tanto malata. Insomma, se non ti vedono una flebo attaccata al braccio fai meglio ad infilarti una tuta e a far finta di sentirti meglio.

martedì 31 gennaio 2012

Neve o non neve

Che banda. Certo che questa città è davvero strana. Per anni la neve era un problema che al massimo arrivava a Barberino del Mugello e ai fiorentini non restava che vedere i servizi imbiancati dei telegiornali o andare a fare a pallate alla Consuma. Poi è arrivata l’incredibile nevicata dell’anno scorso, con la città in tilt per ore, traffico bloccato, gente che ha dormito in auto in superstrada e tutte le scorte esistenti di catene da neve e Moon Boot esaurite in mezz’ora ed abbiamo capito che, guarda un po’, può nevicare anche a Firenze. Ecco quindi che a distanza di poco più di un anno la città è nuovamente in fibrillazione per la neve che tutti i meteo del globo danno in arrivo dalle sedici di oggi ma che per adesso non si è fatta proprio vedere, tranne per qualche goccia di pioggia gelata abilmente camuffata da nevischio, che del resto essendo già in pieno Carnevale anche la pioggia ha il diritto di mettersi in maschera. Il comune, per non farsi cogliere nuovamente impreparato, ha acquistato non si sa quante tonnellate di sale ed ha già piazzato una ventina di spalaneve in giro per la città che con fare minaccioso e vagamente inquietante scrutano il cielo da ore pronti ad entrare in azione alla prima avvisaglia, mentre nel frattempo tutti, proprio tutti, si trasformano in esperti di meteorologia, dissertano di zero termico e umidità e twittano incessantemente da stamani sull’indirizzo aperto appositamente per il grande evento. Tutti i comuni limitrofi hanno dichiarato da ore la chiusura delle scuole per domani e qualcuno anche per dopodomani, mentre il nostro Matteo, forte della sua invincibile armata di mezzi spargisale ha decretato che a scuola domani ci si va eccome. Io per ora guardo fuori e vedo solo un giardino mesto e bagnaticcio ma chissà, forse la neve arriverà davvero e domattina troveremo un grande manto bianco. Peccato che il buon Matteo non abbia pensato che non tutti usano l’auto e che bastano pochi centimetri di neve e ghiaccio per trasformare i marciapiedi in trappole mortali, soprattutto per i bambini che vanno a scuola a piedi trascinandosi i loro trolley da mezza tonnellata. Vedremo. Nel frattempo la città twitta e la ricerca spasmodica del primo fiocco continua nel buio della notte.

giovedì 26 gennaio 2012

Non sono pronta

Sì, stai diventando grande davvero. Anche se ci sono ancora tanti momenti di coccolite e di strullaggini e di sciocchi capricci nei quali sei ancora la mia piccola pulcina, ce ne sono tanti altri in cui mi accorgo che hai salito un altro gradino e stai allestendo il gran pavese preparandoti all'ingresso ufficiale nell'adolescenza. Se da un lato ne sono felice ed inorgoglita, dall'altro ne sono anche un po' spaventata e sorpresa. Insomma, come sarebbe a dire, quando è successo, perché non sono stata avvisata? ma anche se lo fossi stata so bene che non sarei mai stata pronta lo stesso. Quando mai si può esser pronte a vedere la propria figlia che diventa grande, che si rimira nello specchio prima di andare a scuola mettendosi il lucidalabbra rosato e che sceglie meticolosamente il micro sticker floreale da applicarsi sul pollice prima dello smalto. Non si può essere pronte a vederla spippolare col cellulare a velocità supersonica e sentirla disquisire di scambi di immagini via bluetooth con tali dettagli tecnici che nemmeno il call center della Tim. Tantomeno si può essere pronte alle sue rispostine morbide come la carta a vetro, alle frasi taglia e cuci che neanche la Singer ed al ribattere all'infinito come un martello pneumatico fino allo stordimento totale dell'avversario che si ritrova all'angolo senza neanche una vaga idea di come fosse cominciata la discussione. Guardo incredula la cornice d'argento sulla credenza che mi accoglie ad ogni ritorno a casa, uno scricciolino biondo di un paio d'anni nel verde dei pascoli montani, e sembra davvero solo ieri. Poi guardo il mio viso sorridente, nella stessa fotografia, e quello di tuo padre, ed in effetti a ben guardare non sembra affatto solo ieri, mannaggia. Del resto tuo padre compie mezzo secolo proprio oggi, anche se lui parla di errore anagrafico e sostiene di averne al massimo trentadue, ed una figlia che va per i tredici pare del tutto adeguata all'età. Ma ciononostante non riesco ad esser pronta, a pensare concretamente che uno di quei licei che abbiamo visitato recentemente tanto per avvantaggiarci e cominciare a ragionarci su, tra circa un anno accoglierà la tua iscrizione. No, non sono pronta a vederti mollare gli ormeggi e navigare libera, a vederti aprire le ali e volare via, a vederti camminare da sola e andare lontano. Bisognerà che stavolta sia tu a prendermi per mano.

giovedì 12 gennaio 2012

Nuovo gennaio

Gennaio, si riparte, si ricomincia, punto, a capo e un nuovo capoverso, con la maiuscola piena di ghirigori e colorata a mano come nei libri antichi. Mi piace quest'aria di nuovo, di fresco, di pagine bianche da riempire, come quelle del mio calendario, quest’anno stracolmo di gatti, che si capisce subito che è un regalo perché se lo avessi comprato io sarebbe stato pieno di cani, non che io abbia niente contro i gatti, per carità, a parte una bella allergia al loro pelo, ma per i cani, non c’è storia, ho proprio un grande amore. Fogli tutti da riempire, anche se ci vorrà un attimo, un lampo, e prima ancora di rendersene conto saranno straboccanti di appunti e orari e cancellature e notabene di ogni tipo. Mi piace lo spazio ritrovato in soggiorno dopo che albero, presepe, ghirlanda e addobbi assortiti sono tornati in cantina dove dormiranno nei loro scatoloni per i prossimi undici mesi o giù di lì, il pavimento mi sembra più grande, più bianco, la luce che filtra dalle finestre mi pare già più chiara, ma forse e' solo un'impressione regalatami dal nuovo tralcio di bocci che una delle orchidee sul davanzale ha deciso di sfornare mentre eravamo in montagna. Incredibile, orchidee che non solo campano che e' una bellezza ma che rifioriscono pure, e son anche quelle dell'Ikea, e qui le questioni sono due: o c'ho un pollice verde bestiale oppure il fatto che le orchidee sono delicate e' una fandonia pazzesca. Propendo per la seconda. Mi piace quest’atmosfera da fiera del bianco, dove anche il copripiumone in colori tenui dona subito una luminosità nuova al mio letto, vedere le primule multicolori in vendita al super e trovare il pezzo di muro giusto dove appendere quel cuore di legno bianco ricevuto in dono a Natale sbucciandosi un dito nel tentativo di attaccare il chiodo. Mi piace l’idea della ripartenza, del lasciarsi dietro tutte le cose storte dell’anno vecchio e pensare di ricominciare a camminare in modo migliore, sotto una luce più buona. Non sarà così, ma mi piace pensarlo.

sabato 24 dicembre 2011

Merry crisis

Il post di Natale era bell’e pronto, nero su bianco nella mia testolina, bastava solo sedersi un attimo e metterlo giù. Avevo voglia di parlare dell’abito bianco che più bianco non si può creato quest’anno per il mio abete, bellissimo e luccicante come non mai, magari senza menzionare il fatto che costui è arrivato nella nostra dimora praticamente in coma e con un fianco color grigio topo e semi spoglio che ho dovuto strategicamente accostare alla parete, sperando non si notasse troppo la fine incombente di un alberello tagliato male o troppo presto o tutt’e due. Era sicuramente un segnale premonitore della sfiga che stava per abbattersi su di noi, e avrei dovuto correre ai ripari attaccandomi al collo aglio e peperoncino, ma lì per lì non ci ho fatto molto caso. Avrei voluto raccontare dei pacchettini che ogni giorno confezionavo e che andavano ad ornare la base dell’abete di bagliori rossi, verdi e argentati, dei loro contenuti e delle gite a destra e a manca per procurarseli, ma l’odore terrificante che improvvisamente si è materializzato in camera nostra, facendoci traslocare in soggiorno con sacchi a pelo e brande che nemmeno la Protezione Civile, sinceramente mi ha fatto un po’ passare l’ispirazione. Mi avrebbe fatto piacere aprire il mio cuore e dire dell’emozione che ho provato alla lezione aperta di danza della pulcina dopo l’ingresso nella nuova scuola a settembre e il grandissimo impegno che ci ha messo e, caspita, restare senza fiato e dire che sì, nonostante tutti i dubbi e le incertezze, quello era proprio il passo da fare. Ma l’andirivieni di muratori e idraulici mi ha tolto ogni ispirazione e le poche energie rimaste erano tutte dedicate a sigillare la porta della nostra camera con stoffe e nastro adesivo per evitare la dispersione di Eau de Fogne nel resto della casa. Avrei tanto voluto parlare dei micromuffins multicolor e del rotolo in bianco e nero che voglio preparare per il pranzo di Natale ma gli operai in casa proprio la mattina della vigilia e la vista del galletto con mezzo metro di braccio dentro a un pozzo per cercare di sigillarlo col cemento a pronta in attesa dei muratori dopo le feste mi ha fatto davvero passare ogni voglia. Ciononostante il Natale sta arrivando anche quest’anno, sfiga o non sfiga, e se dicessi ma che Natale di emme posso assicurare che non sarebbe affatto un’espressione volgare o inappropriata. Ma non lo dirò.

lunedì 12 dicembre 2011

Lui vola

Il tempo vola. Non è una frase fatta, vola davvero. Se chiudo gli occhi lo sento proprio passarmi accanto rapido, una brusca folata di vento, imbizzarrita, che mi scompiglia i capelli come la Tramontana della mia infanzia e mi arrossa le gote come dopo una corsa. Sì perché lui corre, ed io con lui, alla faccia dell’asma, tanto non è mica la maratona che è passata davanti a casa mia un paio di domeniche fa che mi faceva venire il fiato grosso solo a guardarla. La mia è una gara un po’ più lunga, ci fanno un baffo quarantadue chilometri, qui si continua a correre che si potrebbe farci il giro del mondo e pure diverse volte. Io corro e lui vola. Bella coppia, non c’è che dire, anche se a volte vorrei proporgli una tregua, un break, un semaforo rosso, un time-out come nel basket, giusto il tempo di tirare un po’ il fiato, far due parole, soffiarsi il naso, pianificare una strategia. Nulla, lui non ci sente da quell’orecchio, e vola più che mai, ed io continuo a pedalare svelta. Capita così che non ci sia neanche più un momento per venire qui e deporre un uovo, che mica lo si può scodellare al volo, che diamine, anche la più veloce delle galline necessita di un minimo di concentrazione, sennò si sbaglia la mira e sai che frittata, anche se ogni tanto ci starebbe bene pure quella. Oh, sì, una bella frivolissima frittata. Così i pensieri restano in testa, si accavallano, sgomitano e dopo un po’ sbiadiscono, si induriscono come il pane dimenticato in fondo alla dispensa che poi non è più buono neppure per farci la ribollita. Quanti pensieri sono volati in questi giorni. Non sono riuscita a fermarli e son già passati oltre, ed ha poco senso cercare di riacciuffarli adesso. Così mentre il tempo continua a volare e a sbatacchiarmi come un aquilone nel vento teso, guardo soltanto ai pensieri di domani, di questo dicembre che è riuscito ancora una volta a cogliermi impreparata, dell’abete che staziona in fondo alle scale nudo come un verme in attesa del suo abito, dei colloqui scolastici da andarci con il coltello tra i denti, e non perché abbia cattive intenzioni verso qualche prof ma solo per riuscire a passare indenne l’apertura del cancello e l’ingresso dell’orda selvaggia, e i bigliettini fatti a mano che ho paura resteranno soltanto un bel progetto. D'altronde, lui vola.

martedì 22 novembre 2011

Il pollo di Benedetta

Di questi tempi per trovare una ricetta o una semplice ispirazione culinaria basta anche solo accendere la tivù e si può star certi che a qualsiasi ora del giorno e della notte troveremo cuochi di qualsiasi genere, da quelli stellati a quelli improvvisati, pronti a farci lezione. Io non riesco a resistere, mi basta vedere un fornello acceso che mi ipnotizzo a guardare il video, immaginandomi perfettamente in grado di ripetere quello che sto vedendo. In realtà non è poi così facile, le ricette televisive sono un po’ troppo frettolose, vengono saltati passaggi importanti, il peso degli ingredienti, le temperature, i tempi esatti di cottura, e spesso gli chef glissano abilmente su alcuni trucchi del mestiere che non rivelerebbero neppure in punto di morte. Così in genere mi limito a rubacchiare un po’ qua e un po’ là, traendo ispirazione per la decorazione di un piatto o per un particolare abbinamento, per poi restar fedele ai miei vecchi ricettari stampati e alle mie food blogger preferite. Qualche giorno fa, durante uno zapping selvaggio, mi è capitato però di imbattermi nell’angolo cottura di Benedetta Parodi e mi sono accorta che lì non c’erano segreti, che gli ingredienti erano tutti comprensibili, facilmente reperibili e l’esecuzione spiegata perfettamente. Ho avuto anche il tempo per prendere foglio e matita ed appuntarmi la ricetta. Benedetta non sarà uno chef stellato, ma una che suggerisce di usare il soffritto congelato per guadagnare tempo mi sta già simpatica a prescindere, e poi comunque l’ho subito messa alla prova. Prova che ha vinto ad occhi chiusi: il suo pollo alla cacciatora è semplicemente favoloso.

Pollo alla cacciatora

Ingredienti:
150 gr. di misto per soffritto congelato
olio extra vergine di oliva
2 spicchi di aglio
2-3 filetti di acciuga
1400 gr. circa di cosce e sottocosce di pollo, senza pelle
vino bianco
una lattina di pomodori ciliegini
rosmarino, alloro, sale, pepe
olive nere taggiasche

Preparazione:
Versare poco olio in una casseruola grande a sponde alte e far scaldare a fiamma vivace. Aggiungere il misto per soffritto ancora congelato, l’aglio sbucciato e schiacciato ed i filetti di acciuga. Mescolare bene, sistemare nella casseruola i pezzi di pollo e farli rosolare bene da tutti i lati. Salare e pepare. Versare un bicchiere di vino bianco e farlo sfumare, mescolando bene. Aggiungere i pomodori, alcuni ciuffetti di rosmarino, un paio di foglie di alloro e le olive nere. Abbassare il fuoco e continuare la cottura coperto per circa 30 minuti, a fiamma molto bassa.

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