mercoledì 11 novembre 2009

C’era una volta un gancio

Un gancio in fondo è poca cosa. Sulla scala dei valori del ferramenta perfetto si trova nella minutaglia, poco sopra alle puntine da disegno e sotto ai bulloni ottonati. Più o meno a metà classifica, come le squadre di calcio così-così, quelle senza lode né biasimo, che a fine campionato ce la fanno a sbarcare il lunario senza essere retrocesse ma che oltre ad essere ben lungi dall’approdare in zona scudetto neppure arrivano a sfiorare la Champions (e qui sarà bene smetterla con gli sproloqui calcistici perché le mie conoscenze specifiche non vanno molto oltre e rischio lo sfondone). Una mezza tacca insomma, tra viti, chiodi e banalissime rondelle. Il semplice gancio metallico si trova lì, in uno dei tanti cassettini sulla parete del negozio di ferramenta. Destinato ad essere inchiodato alle umide pareti di bagni e cucine per sostenere accappatoi, asciugamani e canovacci. Eventualmente nascosto per l’eternità al buio dietro a un quadro, a far amicizia con ragnatele e moscerini. Financo utilizzato dietro le porte delle camere da letto per accogliere vestaglie, pigiamoni e le retine per capelli delle vecchie zie. Ma il destino, signori miei, si può stravolgere. Chi l’avrebbe mai detto che un umile gancio argentato destinato per nascita a ruoli banali sarebbe un giorno assurto al rango di portagioie? Oh, sì. Incredibile ma vero, una dozzina di semplici ganci metallici son stati trasformati dall’abile bacchetta magica del Galletto nel mio portacollane personale. Posizionati all’interno delle ante del mio armadio, divenuti nuovi dirimpettai di denim, velluto e merinos, eccoli pronti a sostenere questo nuovo ruolo così chic, ricoperti da innumerevoli fili di perle, catene, bagliori di strass e perline, nastri di tulle, nappe di seta e semplicissimi pendenti zen. Vuoi mettere? Pare che appena si è sparsa la notizia in ferramenta sia scoppiato un delirio di gossip tra gli esclusi. L’invidia, si sa, è una brutta bestia. Mai dire mai amici ganci, nella vita non bisogna mai perdere le speranze. Cenerentola insegna.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

idea più che originale
Luana

Julia ha detto...

Ma che bella idea! Quasi quasi te la rubo...

LA CONIGLIA ha detto...

grande galletto! e...ogni tanto è bel che anche gli oggetti umili ce la facciano a diventare così glamour ;)

VerdeSalvia dalle colline di Firenze ha detto...

Ciao Gallina, vorrei tanto scriverti ma nel blog non trovo il tuo indirizzo mail: mio halzhaimer o tua premeditazione?
Quindi, se la cosa può fare piacere anche a te, puoi darmelo nella mia mail??
Dani

Gallinavecchia ha detto...

@ Dani Verde Salvia - mia premeditazione ;) ti scrivo :)

wwm ha detto...

geniale.
Copio subito!

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