venerdì 3 ottobre 2008

I crostini della domenica

Mia madre non è mai stata una gran cuoca. Lavorava, portava avanti una casa e una famiglia, era malata e cominciava lentamente ad aggravarsi, così il tempo per cucinare non era mai molto e si limitava a fare quei piatti che l’abitudine e la tradizione le consentivano di fare velocemente quasi ad occhi chiusi. Il menù settimanale era scandito da regole ferree che raramente venivano infrante: pasta asciutta a pranzo, minestra la sera, pesce il venerdì, arrosto la domenica. Tutte le volte che voleva sottolineare la giornata festiva, come mettere i fiori in tavola o la tovaglia buona, lei faceva i crostini, piatto immancabile in ogni famiglia fiorentina allargatosi più o meno in tutta la Toscana. Sui ricettari si chiamano crostini di fegatelli o crostini toscani, ma per me erano e sono ancora solo e semplicemente i crostini. Da piccina stavo a guardarla mentre li preparava, le sue mani veloci che tritavano e mescolavano, pregustando già il momento in cui li avrei potuti inumidire nel brodo caldo. Ricordo la gioia e l’orgoglio di quando fui promossa aiutante sul campo, io tritavo e lei impastava, e quante volte di soppiatto infilavo un dito nell’impasto e svelta me l’infilavo in bocca prima che lei se ne accorgesse. O forse se ne accorgeva ma faceva finta di nulla. Poi lei tagliava le fruste di pane a fette e le imburrava mentre io spalmavo l’impasto col coltellino piatto stando attenta a non metterne troppo né troppo poco. Spesso venivamo interrotte da mio padre che tornava dalla caccia e nell’appoggiare sul tavolo il suo bottino fatto di tordi o fagiani allungava svelto una mano verso il vassoio dei crostini e ne faceva sparire un paio, mentre mia madre brontolava qualcosa e lui mi faceva l’occhiolino. L’orologio sulla parete della cucina ticchettava, i vetri si appannavano, io in ginocchio sulla sedia di formica verde continuavo a spalmare e la nostra domenica continuava così, con semplicità. Sono passati tanti anni, ma questa è in assoluto la ricetta dell’infanzia che ricordo con più affetto, sia perché è ancora parte integrante della mia vita culinaria e spero che lo diventi anche in quella di mia figlia, sia perché quelle domeniche mattina nel caldo della cucina con mia madre e con l’amore, la vicinanza e il senso di condivisione che ci accomunavano sono state soprattutto un’insostituibile ricetta di vita.

I crostini della domenica

Ingredienti:
un paio di fruste di pane all’olio (sfilatini lunghi e sottili simili alle baguettes)
8 fegatini di pollo con il cuore
4 acciughe sotto sale
capperi sott’aceto
burro
brodo di carne
pepe nero

Preparazione:
Lavare i fegatini con i cuori e disporli interi in una casseruola con un abbondante pezzo di burro ed una presa di pepe e cuocerli per circa mezz’ora. Se i fegatini assorbono tutto il burro allungare il fondo di cottura con del brodo. Nel frattempo lavare e diliscare le acciughe. Quando i fegatini saranno cotti toglierli dal fondo di cottura e tritarli finemente col tritacarne insieme alle acciughe e due cucchiaiate di capperi scolati. Rimettere il trito ottenuto nella casseruola col fondo di cottura e far scaldare a fuoco baso mescolando bene senza che prenda mai il bollore. Se l’impasto fosse troppo sodo aggiungere del brodo fino ad ottenere una consistenza giusta per essere spalmato . Tagliare le fruste a fettine non troppo sottili, imburrarle e spalmarvi l’impasto di fegatini. Disporre i crostini su un vassoio e servirli subito caldi, eventualmente bagnandoli con un po’ di brodo caldo.

Con questa ricetta di ricordi partecipo al concorso indetto da Cavoletto di Bruxelles che ha deciso di regalare una storia d’amore. Sinceramente, la mia storia d’amore con il mitico premio in palio è già iniziata da un pezzo, anche se si tratta purtroppo di una storia assolutamente platonica e a distanza, a senso unico ahimè. Chissà che stavolta non sia la volta buona e, visto che non si tratta di George, il Galletto non potrebbe neppure esserne geloso.

7 commenti:

wwm ha detto...

Mi sono commossa...chissà forse perchè i ricordi legati a un sapore, a un odore sono quelli più vivi, sono quelli che ti porti dentro più a lungo...

enza ha detto...

io vorrei scrivere tante cose, emozioni, pensieri sparsi ma non mi viene.
non mi viene nessun commento intelligente o spiritoso.
solo un commosso silenzio

brandelli ha detto...

Bhe almeno un grazie mi sembra giusto lasciartelo. Sono modenese ma la mi nonna era toscana cosí a casa mia si è sempre mangiato una cucina fusion tosco-emiliana.
I crostini erano anche da noi il modo per festeggiare un giorno speciale: un compleanno, il natale una domenica con ospiti. Mi hai fatto tornare indietro nel tempo e nello spazio (vivo in Spagna ora) e ho rivisto per un attimo la chioma bianca e il sorriso della Nonna Marianna china sulla pentola con il suo cucchiaio di legno, mia mamma che prepara le fette di pane e ... cavolo mi pare pure di sentirne il profumo!
Grazie!
Marta

Anonimo ha detto...

Anche io ho il ricordo delle domeniche di caccia, quando ti svegliavi per forza presto anche tu, perché il cane che vedeva accendersi una luce alle 6 di mattina cominciava ad ululare... E mi ricordo l'odore del brodo e il fischio della pentola a pressione, la sera, con la siglia di Novantesimo minuto... Questo mi faceva molta tristezza, perché non ho mai amato la domenica sera. Però rimane comunque un bellissimo ricordo...
Ruben

Helga ha detto...

Sono tornata un po' bambina leggendo il tuo post! Forse perchè anche io sono toscana e la domenica mattina... la mamma in cucina, il tepore dell'inverno... il senso di condivisione... il ragù di carne che bolle (che da noi è semplicemente il sugo), le patate da mondare...

barbaraland ha detto...

E'importante dare rilievo ai dolci ricordi come quelli che hai raccontato in questo bel post. la ricetta sembra molto buona!!

Mammagò ha detto...

Che bello!
Mi sembrava di essere con te...

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