martedì 28 agosto 2007

Prima o poi mi arrenderò


Negli ultimi mesi mi sono sentita molto corteggiata a dir la verità. Più di una volta il pensiero mi ha sfiorata, lo ammetto, e in qualche occasione le labbra si sono avvicinate, gustando impercettibilmente mentre gli aromi avvolgevano il mio olfatto. E poi tutta questa conoscenza improvvisa, un mondo di sapere che mi si è spalancato davanti, così ricco di storia e di amore, non poteva che affascinarmi. Parecchio, direi. Così, credo proprio che prima o poi cederò alle lusinghe e alle tentazioni e mi arrenderò ai piaceri del vino, dei suoi fruttati e dei suoi tannini, del suo colore e del suo perlage. Nell’ultimo anno, da quando mio marito frequenta il corso per sommelier, e quello che per lui era un semplice piacere si è trasformato in autentica passione, mi sono trovata circondata da bottiglie di Syrah, Barolo, Gewurtztraminer, persino un Pinotage. Conversazioni che spaziano esclusivamente tra annate e barrique, tra uvaggi e vendemmie tardive. Giornate primaverili trascorse tra Cantine Aperte e degustazioni a spasso per tutta la Toscana. Libri che sembrano enciclopedie, ma che appena ho iniziato a sfogliare non riuscivo a richiudere. Insomma, dopo anni di semplicissimo Chianti ci sarebbe stato da incuriosire chiunque. La stoccata finale, o meglio la freccia di Cupido, è arrivata durante il viaggio in Francia, con le visite agli chateaux più importanti circondati da meravigliosi vigneti, sparsi tra il Médoc e Saint-Emilion, mentre ascoltavo rapita le parole dei vignerons ed ho imparato che per produrre un ottimo vino ci vogliono tantissime cose, prima fra tutte il cuore. Dopo aver visitato le cantine si passava immancabilmente alla sala delle degustazioni dove inevitabilmente pas pour moi grazie lo stesso, non bevo, che suonava come una bestemmia, anche alle mie orecchie. Credo sia giunto il momento di porre rimedio a questa mia lacuna, non solo per la gioia di mio marito ma probabilmente anche per la mia, e magari la prossima volta avrò il piacere di degustarla davvero quella bottiglia di Angelus, anziché limitarmi a fotografarla. Chissà.

2 commenti:

Marzo: ha detto...

Prosit tesoro!
Il vino è un'arte, farlo in primis e conoscerlo poi.
Io lo adoro. Non tanto berlo, che pur si deve, se si vuole conoscerlo, quanto annusarlo, sceglierlo, scorpirlo, nelle cantine, nei vigneti... in tutta Italia e oltre.

Maurice ha detto...

Una donna ubriaca fa schifo, ma una donna che sa degustare con arte e con piacere un calice di vino è al top del fascino. Sei su questa strada, complimenti.

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