lunedì 6 dicembre 2010

Non cucio

Ancor prima di vederla, addormentata e stanca sul ripiano basso nella penombra del ripostiglio, sapevo che l’avrei presa con me. La scatola da cucito di mia madre, vecchia e sciupacchiata, piena di ogni cosa e soprattutto di ricordi. Ci ho trovato di tutto, spolette di filo dai colori più improbabili, ruggine, verde bandiera, ciclamino e turchese Sardegna. Ditali, un uncinetto giallo limone, miriadi di bottoni, nastrini, elastici e gancetti, quelli doppi che non si usano più e che mi ricordano tanto i costumi di Carnevale e perfino una manciata di campanellini. Il vecchio puntaspilli malconcio e quello fatto con un cuscino della camera da letto della Barbie, che una vita fa avevo regalato con sussiego a mia madre come a sottolineare il fatto che ormai ero grande e con le bambole non ci giocavo più. Il metro da sarta, quello giallo da un lato e celeste dall'altro, da arrotolare e stendere e avvolgere e guardare e caspiterina che vitino di vespa. Ci sono pure un paio di quegli aggeggi che aiutano ad infilare il filo nell’ago, che pensavo non mi sarebbero serviti mai, e invece mi accorgo che purtroppo comincio ad averne bisogno anch’io e fanno proprio comodo. Non che io cucia molto, anzi diciamo proprio che cucio poco, giusto lo stretto, lo strettissimo indispensabile. I distintivi di sestiglia sulla camicia scout della pulcina, qualche paillette sui tutù in vista dei saggi di danza, un orlo scucito che penzola triste dal pantalone, un bottone ogni tanto, un pigiama col buco proprio sul sedere, che vien da chiedersene il motivo. Per il resto mi appoggio alla benevolenza di mia suocera o al negozietto di riparazioni. Sono negata, sempre stata, che ci si può fare. Da ragazzina mia madre mi iscrisse anche ad un corso di taglio e cucito. Nulla, soldi buttati via. Ma mai e poi mai avrei potuto buttar via questa vecchia scatola da cucito, con tutti i suoi fili bislacchi e i bottoni del loden verde che avevo da bambina. L’ho ripulita, ci ho aggiunto tutto ciò che possiedo in termini di attrezzatura da cucito, qualche ago, spilli, le trecce di fili multicolori, una scatolina di bottoni assortiti, l'utilissimo filo di nylon dell’Ikea e l’ho guardata. Bellissima. Non cucio, è vero, ma adesso, chissà.

6 commenti:

VerdeSalvia delle colline di Firenze ha detto...

Non cucivi, fin'ora.
Da adesso, chissà..

Angela ha detto...

non so perchè ma il tuo post mi ha commosso. Anche la mia mamma è piena di fili, aghi, forbicine, ...
Anche io cucio poco e per lo più solo cose divertenti (cuscini, cuoricini, orsetti,...) :)

Knitaly ha detto...

Non potevi non prenderla!
Un abbraccio!

Laura.ddd ha detto...

bellissima

Anonimo ha detto...

E' la prima volta che scrivo qui....Mi ritrovo in molte cose che scrivi, specialmente in questa. Anch'io ho dovuto svuotare la casa dei miei genitori per i tuoi stessi motivi...anch'io ho pianto...anch'io ho tenuto questa cosa meravigliosa che è la scatola del cucito delle mamme..perchè secondo me tutte le mamme ce l'hanno!...ah, dimenticavo: anch'io non so cucire! Bacio grande
Elena

silvia ha detto...

io pure. non cucio. ma ho preso la scatola da cucito. come hai fatto tu. regalata da me. non ho ancora preso la macchina da cucire. la casa è ancora tutta piena di cose da buttare. salvare. regalare. ma non riesco ancora a fare.

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