venerdì 10 dicembre 2010

Il suono del vuoto

Una giornata intera per svuotarla completamente, l’andirivieni incessante su e giù per le scale delle persone che se ne sono occupate, il rumore assordante del legno che si spezza, la polvere che vola dappertutto come borotalco, le finestre aperte e il traffico incessante per la strada. Li seguo con gli occhi ed è come se non li vedessi, la mia mente è altrove. Non so dove di preciso, ma non lì. In bagno si stacca una mattonella e cadendo fa uno strano crac, come se avesse amplificato l’incrinatura che si va allargando nel mio cuore. Dalle finestre entrano i raggi lunghi e pallidi del sole che sta tramontando, gli uomini finiscono di caricare i loro furgoni e se ne vanno. I miei passi rimbombano sui pavimenti in un modo del tutto nuovo, che non conoscevo. Eppure credevo di conoscere ogni suono e ogni rumore di quella casa, ma questo non lo avevo mai sentito. Ecco come risuona il vuoto in quella che è stata la mia casa per trent’anni e dei miei genitori per più di cinquanta. Cammino per le stanze deserte e mi guardo intorno stupita, ascoltando questa nuova melodia triste e soffocata. Qui c’era la mia scrivania, qui c’era la cuccia del mio cane, qui mettevo la bambole a dormire. Una lacrima scivola giù in silenzio facendo da apripista. Mi accorgo di piangere a dirotto e anche i miei singhiozzi hanno un suono diverso. Dalle finestre spalancate non entra quasi più luce. Ho freddo. Mi asciugo gli occhi, saluto un pezzo della mia vita ed esco. E’ buio.

3 commenti:

viola ha detto...

Carissima, coraggio. Ho già vissuto tutto quanto, e conosco quel dolore lacerante, quel senso di VUOTO quando la casa dove avevi tanti ricordi è vuota per davvero..E non ti puoi più trattenere e piangi tutte le tue lacrime...e piangi per loro, che non rivedrai mai più, ma soprattutto piangi per te, per quella fetta di vita che non tornerà, per la bimba che è in te e che è costretta a chiudere una porta dietro alle spalle e ad andare avanti un pò più sola. Un abbraccio

PaolaFrancy ha detto...

ormai ti accompagno in questo percorso da un po' ...da lontano, lasciando qualche parola sul tuo blog.
e ho imparato a condividere questo tuo dolore, anche se solo una piccolissima parte.
questa e' fatta, gallina. hai superato un altro grande, grandissimo, ENORME scoglio.
forse ora sarai piu' forte, forse piu' debole. ma pensa solo che l' hai superato.
con un affetto che nemmeno puoi immaginarti,
paola

Lorenza ha detto...

Io ho lasciato la casa di bambina a otto anni e poi l'ho sognata tante volte, da adulta . La riconoscevo , nei sogni,dai vasi di aspidistra e di asparagina. Non le perderai mai,quella casa .Ciao, ti leggo sempre,
Lorenza.

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