martedì 12 ottobre 2010

Il piffero del kaiser

Cara Maria Star, spero non ti offenderai se ti chiamo col nomignolo che ti ha dato la Luciana nazionale. So che in questi giorni c’hai un po’ di beghe con gli occupandi ed i manifestandi, e se posso mi metto in coda pure io. Vedi, mia figlia ha iniziato da poco la prima media, ma non sono qui per dirti che il budget di spesa dei libri non solo è stato sforato ma è stato praticamente raddoppiato, o che la quantità di carta che ogni giorno la poveretta si deve trascinare a scuola farebbe venire la scoliosi anche a Maciste e che forse si potrebbe ipotizzare un metodo per lasciare a scuola alcuni libri, o che magari sarebbe auspicabile che ad un’insegnante di inglese venisse fatto un colloquio in lingua prima di rilasciargli la cattedra, come qualsiasi azienda seria farebbe, al di là della quantità di lauree prodotte. No, tralascio questi argomenti banali che tanto ormai sono un male comune in questo Paese e pare che dovremo rassegnarci, mannaggia a me e al giorno in cui non sono emigrata in Lapponia, e ti espongo un argomento diverso. Mi chiedo che senso abbia obbligare i ragazzini ad imparare per forza uno strumento. La musica, così come il disegno, il canto, la pittura, la danza e le arti in generale, non si possono fare entrare a forza nel dna di chicchessia. O questa dote ci accompagna dalla nascita, e molto presto si manifesterà spontaneamente, altrimenti è inutile cercare in tutti di modi di far ballare colui che è rigido come un manico di scopa o trasformare in usignoli quelli stonati come campane. E’ una sofferenza per quelli che ci provano e per i poveracci che gli stanno intorno, che mica è tanto piacevole stare ad ascoltare per ore note stridule e rabbiose che escono fuori sgraziatamente dai flauti, che di dolce purtroppo han solo il nome. Già ci ero passata io un bel po’ di anni fa da questa sgradevole esperienza che di risultati ne ha prodotti solo due: farmi odiare con tutte le forze il maledetto piffero e allontanarmi definitivamente dal mondo della musica. Credo che con mia figlia e praticamente tutti i suoi compagni di classe molto probabilmente si arriverà entro breve agli stessi risultati e, oggi come allora, questo non lo trovo affatto giusto. La musica è una cosa meravigliosa, senza la quale la vita di tutti sarebbe molto più triste e incredibilmente vuota, ma non vedo perché alle scuole medie si debba obbligatoriamente insegnare a produrla anziché dare la possibilità a chi non ama i solfeggi di imparare invece ad ascoltarla, a capirla, a chiudere gli occhi e sentirla scorrere sulla propria pelle. Studiare la storia dei maestri del jazz, capire la bellezza di un’opera, battere il tempo di un ritmo tribale, ascoltare ad occhi chiusi un notturno di Chopin per poi dire quali sono stati i pensieri che hanno attraversato la mente. Non sarebbe infinitamente più importante che i ragazzi capissero tutto questo ed altro ancora, prima di ritrovarsi automaticamente ad odiare un tristissimo flauto di plastica e pensare che musica significhi solo l’ultimo brano rap in hit parade che si sparano a palla nelle orecchie dagli auricolari dei loro mp3?

2 commenti:

VerdeSalvia delle colline di Firenze ha detto...

Guarda, mi trovi calda al punto giusto: giusto oggi il mefitico prof di musica di Claudia, uno che da anni ed anni per problemi familiari diserta le lezioni al ritmo di 3 giorni fissi alla settimana, la ha interrogata. Claudia conosce a menadito le inutili note, le ho ripassate con lei giusto ierri sera.
Bene, il tizio al solito interroga parlando con la ragazza del sostegno, guardando il suo pc (una volta Claudia lo ha beccato che mentre interrogava contemporaneamente guardava Tomb Ryder !) e ad ogni nota data lei la scriveva, dopo un pò lui alzava lo sguardo e diceva: No, non ti avevo detto questa, ti avevo detto quest'altra.
Alla fine conosceranno in astratto tutte le note, ma non sapranno riconoscere il jazz dalla musica barocca, la lirica dal gospel, e soprattutto non avranno imparato ad amare la musica, non avranno avuto modo tramite la scuola di approcciare almeno alcuni degli infiniti generi e tra questi trovare quello che fa cantare la loro anima. Che spreco!

LA CONIGLIA ha detto...

concordo in pieno con te!

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