mercoledì 14 novembre 2007

Credevo

Credevo di esser di pietra ma sono di argilla
pensavo di essere fuoco ma son solo scintilla
correvo su fili di ferro ma son ragnatele
mi accorgo che in bocca ho soltanto il sapore del fiele.
Guardo la pioggia cadere senza rumore
il cuore rincorre il respiro e diventa timore
pensieri più grigi di un gatto si acciambellano invano
e vorrei imboccare la strada per giunger lontano.
Vedo riflessi di acciaio sulla mia pelle
ma son solo brividi ansia e cattive novelle
le lacrime allagano il volto come un campo da arare
e quello che posso e riesco è soltanto annaspare.
Credevo di avere la miccia come un ordigno
ma son solo una una madre inconsueta a forma di scrigno
ripieno di amore tristezza e caffè
le chiavi le ho perse e resto qui alla mercè.

lunedì 12 novembre 2007

Ospiti inattesi

Che coppia fantastica. Meglio di Ginger Rogers e Fred Astaire, ché le piroette che han fatto le mie papille gustative neanche a Broadway le hanno mai viste. Meglio di Stanlio e Ollio, ché per tutto il buonumore che mi han regalato non sarebbe bastata la serie completa di Oggi le Comiche. Meglio di Salgari e Verne messi insieme, ché le storie che mi son scorse davanti agli occhi son più di un viaggio dalla Terra alla Luna, più di un assalto dei pirati, più di una tigre del Bengala. Il binomio perfetto. Si sono presentati entrambi alla mia tavola ieri, come ogni anno di questi giorni, ospiti inattesi ma di riguardo e quanto mai benvenuti in una domenica fredda e lucente. L’uno, verde, denso e amarognolo come da tradizione, fruttato al punto giusto, pronto a pizzicare le narici e ad abbracciare il mio cuore mentre narra di inverni e di veglie intorno al fuoco. L’altro, allegro e vivace, rosso un po’ rubino e un po’ fragola a seconda della luce e di quanto ne resta nel bicchiere, impertinente e spavaldo come solo si può esserlo a quell’età. Olio nuovo l’uno, vino novello l’altro. Che festa. Di quelle non segnate sul calendario ma proprio per questo ancora più belle. Perché semplici ed inaspettate. E stasera, per festeggiare ancora in loro compagnia, sarà fettunta e zuppa lucchese. Praticamente, un’incoronazione.

venerdì 9 novembre 2007

Dolore e dolore

Ieri una collega raccontava con toni drammatici la sua prima mammografia. Un gran dolore, diceva, mi ha fatto male il seno fino a sera. Io, basita, ascoltavo e non riuscivo a capacitarmi. E non è la prima che sento parlare in questi termini. Ne ho sentite altre che addirittura non la fanno per paura di sentir male. Sarà che sono ormai cinque anni che una volta all’anno faccio questo esame, combinato all’ecografia mammaria, perché con i problemi di familiarità che mi ritrovo, han detto che dovevo cominciare presto. Sarà che so bene che se non fosse stato per quell’invito a farsi una mammografia di controllo, nel camper allestito per l’occasione in periferia per far capire che prevenire è meglio che curare, che mia madre è stata operata una prima volta e poi una seconda. Sarà che un paio di anni fa mi hanno trovato un nodulo sospetto e vai di ago aspirato, prelievo e biopsia. Lì sì che ho sentito male, nonostante l’anestesia, e son stata indolenzita per qualche giorno. Ma il dolore non era certo quello. Era quello dentro di me, terribile e sordo, il vero dolore. Una paura che mi ha attanagliato per tutti quei giorni che mi hanno separata dalla telefonata che poi mi ha fatto fortunatamente tirare un sospiro di sollievo, è una forma benigna signora, niente di preoccupante, basterà tenere sotto controllo. Quello è il Dolore, quello con la maiuscola. Che ti fa pensare mille cose, ti fa vedere i volti dei tuoi cari come se non li avessi mai visti prima, ti fa dire a te stessa di non preoccuparsi quando invece l’ansia ti stringe in una morsa gelida e non c’è niente che ti smuova di lì. Cosa vuoi che sia una macchina che ti strizza un po’ il seno per pochi secondi, il tempo di scattare una foto speciale che può salvarti la vita? Dovresti baciarla quella macchina e tutti i medici che le girano intorno. Fa un po’ male? Pazienza. Pensa al sole che sorge al mattino e che ti illumina la vita di ogni giorno. Pensa al sorriso del tuo amore, ai capelli di tua figlia, all’odore dell’erba bagnata. E se proprio non ci riesci, immagina che in quel momento sia George o Brad o Jude o chi ti pare a stringere un po’. Scommetto che in quel caso sopporteresti. E con un bel sorriso.

giovedì 8 novembre 2007

Basta poco

A volte basta un nonnulla, una sfumatura, una nota, una piccola cosa. Basta uscire dall’ufficio e ritrovarsi sotto una luminosa cupola azzurra che trasforma il fiume in un nastro d’argento. Basta sbucciare il primo mandarino della stagione, lucido e allegro, riconoscerne il profumo e il sapore che chissà come mai mi ricordano tanto la mia infanzia. Basta vedere tua figlia attorniata dalle compagne di danza che la guardano attonite e un po’ intimorite e sentirla raccontare le sue recenti vicissitudini con suspence e brio neanche fossero le avventure del Corsaro Nero, vantandosi quasi del colorito perfettamente intonato al verde ramarro della felpa. Basta indossare un bel pantalone nuovo color cioccolato per sentirsi dolce e golosa come una pralina. Basta vedere che le lasagne al pesto che hai preparato in fretta e furia vengono apprezzate dai tuoi commensali con tanto di scarpetta. Basta trovare nella posta la pubblicità Ikea che ti grida a gran voce che Natale è dietro l’angolo e che sarà il caso che tu cominci a pensare a come vestire il tuo albero quest’anno. Basta riuscire a ritagliarsi cinque minuti, tra i compiti di matematica e i fogli dell’assicurazione, per una tazza fumante del tuo tè preferito, arancio cannella e zucchero di canna. Basta poco, a volte, per sorridere.

martedì 6 novembre 2007

Simbiosi

Probabilmente non vi è momento migliore per sentirsi così, simbiotica con questa pallida giornata autunnale, umidiccia e freddina, cielo grigiastro e voglia di nulla. Il giorno ideale per questa svogliatezza, questa opacità. Stanchezza, anche, ché dopo giorni frenetici pieni di ansia e telefonate, sopravviene sempre il torpore, la voglia di tana, di lasciatemi stare. Inconcludente. Dozzine di pensieri si rincorrono, si affastellano, si affacciano alla mia mente senza che nessuno riesca a varcarne la soglia. Uffa, che noia. Non mi sopporto quando sono così, mi sto decisamente antipatica. Mi sento come un vetro appannato sul quale tracciare un ghirigoro distratto, come un foglio pieno di asterischi disegnati a casaccio durante una telefonata troppo lunga. Pallosa, ecco. Questa è la parola adatta a me stessa e a questa giornata.

sabato 3 novembre 2007

Un abbraccio in tasca

Non preoccuparti tesoro mio, l’abbraccio ce l’ho qui in tasca con me, anzi ne ho diecimila. Non faccio altro che accumulare cambiali di abbracci stritolanti e di nasin-naselli in questi giorni. Le metto tutte da parte, al sicuro nella mia cassaforte a forma di cuore e poi, stai pur certa, verrò ad incassarle tutte, una dopo l’altra. Esigerò tutti gli abbracci, i baci sul naso, i pizzichi e i buffetti che non ti posso dare. Ché dai figli ci si deve aspettare di tutto, anche che a scuola durante i giochi, i salti e le risate decidano di avere un incontro ravvicinato col marciapiede in cemento. Pianto, sangue, ghiaccio che arriva in ritardo. Il mio cellulare che squilla mentre sto uscendo dall’ufficio pensando a quando verrò a prenderti per portarti alla festa di Halloween alla quale tieni tanto non sapendo ancora che i piani della serata saranno radicalmente diversi. Signora, la bambina è caduta. Gli scalini due a due, il cuore in gola che batte come un pazzo tenendo compagnia alle lacrime che ricaccio giù dicendomi che sarà solo un bernoccolo. E invece no. Pronto soccorso, tu che sanguinante e gonfia come un pallone da rugby mi dici mamma ma alla festa ci andiamo lo stesso vero? Radiografia, forse anche una TAC. Mi guardi impaurita, non ti preoccupare sono solo delle fotografie un po’ diverse dal solito, se vuoi puoi metterti anche in posa. Il mio cuore galoppa come un forsennato, ma dove vuole arrivare mi chiedo. Frattura delle ossa nasali e un sacco di altre parole in medichese che significano cartilagini danneggiate, sangue in giro un po’ dappertutto e un visino che si trasforma sotto i miei occhi in quello di Rocky Balboa. Ghiaccio, signora, tanto ghiaccio, anche di notte. E antibiotici per l’emorragia, tachipirina per il dolore, eparina per l’ematoma, cortisone per il gonfiore. E i baci che ti do lo stesso, più lievi ma ti ricopro di baci. Non ti preoccupare dai che passerà. La frattura è da rivalutare signora, forse sarà necessario intervenire, vediamo tra qualche giorno. E così ci siamo ritrovate una maschera da Halloween a gratis, roba da fare invidia ai migliori truccatori hollywoodiani, che però durerà un po’ di più della vigilia di Ognissanti. Un bel po’ di più. Mamma sarò per sempre così? No amore, certo che no, ci vuole tanta pazienza. Ma tu sei una guerriera e ai compagni di classe che ti chiamano per sapere come stai rispondi da sotto la mascherina di ghiaccio io bene e tu? E il mio cuore frulla come un passero in gabbia ma tiene botta, fino ad ora. Perché mi accorgo invece che quel groppo in gola che ho ricacciato giù diverse volte adesso non ne vuole più sapere di starsene lì a far due chiacchiere con le tonsille e vuole uscire. Ma sì, facciamolo uscire un po’, col suo seguito di singhiozzi e lacrime e soffiate di naso. Un po’ d’aria non potrà fargli altro che bene.

venerdì 2 novembre 2007

Nostalgic meme

Eccone un altro. Un meme nostalgico che sta girovagando tra bloggers. Se si vuole si può continuare la lista dei ricordi, ognuno con un angolo di nostalgia nel proprio blog. Continuo volentieri l’elenco nostalgico della Sciura Pina:

Tito Stagno e il primo piede sulla luna, il Buondì Motta a scuola nel sacchettino di cotone a quadrettini, il mangiadischi arancione, i 45 giri delle Fiabe Sonore “a mille ce n’è…”, il gioco delle palline da far schioccare che invariabilmente mi maciullavano il polso, la Fiat 850 bianca di mio padre, l’enciclopedia dei Mille Perché, merenda a pane e olio, Sandokan, la pubblicità con la Linea, il grembiulino bianco col fiocco di colore diverso ogni anno, Maga Maghella sulla scarpa di Corrado, la sigla di Oggi le Comiche, Nixon e Kissinger, Furia cavallo del west, le olimpiadi di Monaco, il Dolce Forno, il dentifricio Paperino’s, Barbie reginetta del ballo con dadi e segnalini, lo Zecchino d’oro col Mago Zurlì, l’indigestione di fichi a casa dei miei nonni, Rischiatutto e il Dott. Inardi, le imitazioni di Alighiero Noschese, il latte condensato, l’Ovomaltina, la cartella scolastica di similpelle rossa, il doposcuola, il Pongo, le vacanze in Cadore, il mare del Cinquale, i bigodini di mia madre, il cappottino da mezza stagione, il Crystal Ball, i trasferelli, gli uomini col borsello, l’acqua frizzante fatta con le bustine, Paolo Valenti che segnava la fine della domenica…

…chi continua?

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